lunedì 27 agosto 2012

Armstrong

Ho sentito per radio la notizia della morte di Armstrong e così inevitabilmente ho cominciato a pensare alle sue famose impronte lasciate tanti anni fa sopra quel corpo morto, nell'estate del 1969 quando io ancora non c'ero ma i miei genitori si' ed erano due ventenni che videro quello sbarco storico in televisione, quelle immagini in bianco e nero che guardandole ora sembrano provenire da un'epoca preistorica.
Certo che poi me l'hanno raccontata quella storia insieme al gran caldo che faceva in quella favolosa e stramba estate del 1969: quella di Woodstock naturalmente e quella della Luna che l'Uomo aveva sempre sognato.
Ma la Luna dei poeti si rivelava un candido deserto di rocce e polvere, Armstrong e poi Aldrin passeggiarono nella desolazione di un mondo sognato per secoli, lasciando tracce che nessun vento avrebbe mai cancellato e piantando bandiere che restarono immobili.
Chissà cosa avrebbero detto di tutto questo Baudelaire e Rimbaud.
Fu un grande passo per l'umanità o una boriosa manifestazione di forza yankee? Probabilmente tutte e due le cose.
Gli anni successivi non videro sbarchi trionfali su altri pianeti, Marte in effetti ancora dobbiamo raggiungerlo con spedizioni umane, come pure i pianeti più lontani che sono stati visitati nel tempo solo da sonde robotiche, le stelle poi forse saranno per sempre irraggiungibili: la conquista della Luna fu insomma allo stesso tempo un balzo gigantesco ed un salto infinitesimale, sembra paradossale eppure se vi fermate a pensarci è proprio così.
Ma nonostante tutto ciò, nonostante la grandezza e la piccolezza delle ambizioni umane, nonostante la morte che viene sempre a riscuotere il proprio credito, la luna brilla nelle notti terrestri e nei nostri sogni umani con i versi dei poeti e col ricordo della passeggiata di Armstrong e Aldrin in quella candida desolazione, con quelle orme non cancellate e quelle bandiere immobili.


venerdì 17 agosto 2012

Julio

Quello che volevo fare, quello che dovevo fare, qualche giorno fa l'ho fatto. Pioveva leggermente quella mattina che adesso sembra già così lontana e come vissuta da un altro. Un po' bagnato, un po' impacciato, sono entrato attraverso il grande cancello ed una brutta signora che stava di guardia all'ingresso mi ha guardato in tralice. Ho chiesto la mappa di quel posto perché anche se sapevo che tu eri la' ad aspettarmi , temevo di non poterti trovare fra tutta quella gente.
Così mi sono incamminato guardando un po' in giro mentre la pioggia cadeva sugli alberi e su di me e sul foglio di carta che portavo in mano; al di la' del muro continuava il rumore di Parigi ma dove camminavo io c'era solo silenzio ed acqua che scivolava via su tutte le cose.
Di fronte a me ho visto il grande angelo con le ali di marmo e poi ho cominciato ad andare avanti e indietro sperando di poter leggere il tuo nome in mezzo a quello degli altri ma col passare del tempo ho temuto di non riuscirci: eravate così in tanti nella vostra città silenziosa.
Così, prima di incontrare te, mi e' toccato di incontrare Charles e ti devo dire che se non fosse stato per un corvo provvidenziale che, come a suggellare l'incontro, ha cominciato a gracchiare, sarei rimasto un po' deluso.
Charles era li' davanti a me, ma forse complice il tempo, sembrava in condizioni penose o meglio sembrava che tutti lo avessero abbandonato. Così sono rimasto a guardarlo nel silenzio e nella pioggia rammaricandomi di non conoscerlo abbastanza per potergli dire qualcosa, poi sono andato via perché c'eri tu ad aspettarmi ed io ancora non ero riuscito a trovarti.
Ho continuato a camminare guardando la mappa che si copriva di gocce d'acqua che cominciavano a cancellare l'inchiostro così come gli anni e il muschio cominciavano a cancellare qualcuno dei vostri nomi ed era penoso camminare così in mezzo a voi con quel senso di ansia e di abbandono e di esilio dal mondo che forse tu solo avresti potuto capire.
Così, quando già disperavo, e' successo.
E' stato un lampo di dolore, una vertigine di tenerezza.
Cercando vanamente di scriverti un biglietto, continuavo a guardarti.
Fuori, al d la' del grande muro, il rumore incessante di Parigi.
Non ti ho lasciato nulla di mio tranne un "grazie" pensato ed una lacrima che il vento ha asciugato in fretta.